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IL PERCHE' DI UN'OBIEZIONE DI COSCIENZA

Articoli / ALTRI ANIMALI



 

Alcuni, leggendo il mio curriculum nella pagina “Chi sono”, hanno pensato di chiedermi notizie su quanto avevo avuto modo di scrivere sull’obiezione di coscienza "ante litteram" che, agli inizi del mio servizio quale laboratorista presso il laboratorio di analisi biomediche di un Ospedale Regionale, si era trovato a dover contestare sistemi bruti, ancorchè contrari alla propria coscienza.

L’interesse dei miei interlocutori è, probabilmente, relativa al fatto che presso un ospedale civile si potessero effettuare ricerche cliniche utilizzando animali, avendo sempre pensato all’utilizzo di questi poveri esseri viventi, solo all’interno di laboratori di vivisezione.

A quei tempi, circa 35 anni fa, l’utilizzo di animali nei tests di laboratorio era purtroppo cosa abbastanza comune.

Rospo (Galli-Mainini) e coniglie (Friedmann) per accertare le gravidanze

Sicuramente l'animale che fa più specie ritrovare all’interno di un laboratorio di analisi è il rospo che, insieme alla povera coniglia, era utilizzato per la comune diagnosi di gravidanza, sì, proprio quella, il cui test viene ora venduto in farmacia.

Le urine da testare, venivano inserite con una sottile pipetta Pasteur nella cloaca del maschio di rospo, dopo alcuni minuti, le gonadotropine corioniche, se presenti, provocavano l’emissione di spermatozoi, osservando le sue urine, questa volta, si potevano osservare, a fresco, gli spermatozoi di rospo, segno di positività. Il maltrattamento, come si rileverà non era tanto nella tecnica utilizzata, ma quanto nella manipolazione, senza alcuna precauzione per l’anfibio e nella forma aberrante di stabulazione.

La coniglia invece, veniva iniettata con urina di donna presumibilmente gravida, attraverso una vena dell’orecchio, dopo ventiquattro ore, la bestiola veniva “sacrificata” (colpi di mazza dietro le orecchie) e sottoposta ad autopsia, in caso di presenza anche in questo caso di HCG, le ovaie presentavano follicoli emorragici, la cosa più spaventosa che presso quel laboratorio era che, per ragioni di risparmio, la coniglia non veniva uccisa dopo la prima iniezione, ma operata, ispezionata, ricucita e tenuta per una successiva analisi, dopo tre o quattro volte, l’animale veniva ucciso e la coniglia inviata alle cucine della Scuola Convitto per Infermiere professionali per arricchire il menù.

Chiesi al primario, perchè, sempre per risparmiare, perché non inserisse una cerniera alla povera bestia. Immaginabile la reazione.

Topine bianche impuberi per disfunzioni ovariche

Si trattava di dosare gli estrogeni urinari con l’utilizzo appunto di topine impuberi, le quali venivano infilate in un piccolo tubo di acciaio per immobilizzarle ed iniettate con urina di donna attraverso una piccola vena della coda (per quello venivano utilizzate le bianche, i vasi sanguigni si vedevano meglio). Dopo alcune ore, l’animaletto veniva “sacrificato” utilizzando, una piccola camera a gas realizzato con un vaso in vetro a tenuta ermetica, quindi sezionata e il piccolo utero, pesato, l’aumento del suo peso rispetto a quello medio, con l'utilizzo di alcuni calcoli forniva la quantità di estrogeni urinari.

Cavie e tubercolosi

Sfruttando il fatto che quest’animale, simbolo della sperimentazione sugli animali, sia molto sensibile ad un batterio, all’epoca abbastanza frequente, che affliggeva l’uomo, il bacillo di Koch e che non fosse possibile trovare fra questi animali portatori sani o ammalatisi spontaneamente, si preparava un bolo con l’escreato, opportunamente fluidificato con digestori, tale da renderlo iniettabile e con il sedimento concentrato delle urine di presunti ammalati di TBC renele, quindi s’iniettava nel peritoneo della cavia e dopo quarantacinque giorni anch’esso “sacrificato” (sbattuto ripetutamente contro le pareti di una stanza con le pareti piastrellate, poiché il costo del cloroformio era troppo elevato per un animale così grossetto). Anche qui, autopsia e ricerca dei linfonodi ingrossati che aperti e spremuti, avrebbero potuto consentire una ricerca microscopica del Mycobacterium tuberculosis, dopo la colorazione specifica di Zhiel – Neelsen, evidenziando anche una loro ulteriore caratteristica, l'alcool-acido resistenza che ne rendeva certa l'identificazione.

Il test del gattino (Kitten test)

Era un test biologico, che è stato comunque utilizzato fino ad una quindicina di anni fa.

In caso di presunta intossicazione da tossine botuliniche, un’aliquota di contenuto gastrico veniva iniettato nel gattino (quindi necessariamente cucciolo), se veniva a morte tra atroci sofferenze il test era positivo. Non potendo pensare ad un vero e proprio allevamento di gatti, ci si riforniva presso le tante colonie feline che anche allora erano presenti nelle vicenanze delle cucine. 

Il mio rifiuto di prestare la mia professionalità a queste barbarie, nell’impossibilità da parte del primario, di licenziarmi in tronco (ente pubblico), suscitò comunque molto scalpore all’interno di questo grande ospedale, per la cronaca, non ricevetti nemmeno un atto di solidarietà, venni trasferito al reparto sierologia del laboratorio stesso ed incaricato degli esami per la ricerca della lue, solo la mia qualifica mi salvò dall’andare, settimanalmente a salassare un povero montone che l’ospedale teneva in un terreno vicino, le cui emazie, defibrinate e lavate, venivano utilizzate per un esame importantissimo all’epoca, la reazione di Wassermann, appunto per la sifilide.

Al momento del rinnovo dell’incarico, fui chiaramente silurato.

Ebbi comunque la mia soddisfazione al concorso pubblico, entrai in graduatoria, ma non accettai l’incarico, anche se il primario era, nel frattempo cambiato, c'era una brutta aria per me.

 



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