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IL LUPO E L'ASINELLO
Inserito Mercoledì, 13 Giugno 2007 - 11:43



                                    

                                                 

 

Questa meravigliosa foto, mi fornisce lo spunto per alcune riflessioni che sorgono spontanee se provo a rapportate al processo di domesticazione del lupo – cane.

L’asino, che dalle foto successive, dimostra in pieno il perché si trovi in una gabbia insieme con un lupo, era la dispensa vivente del predatore carnivoro, era stato dato in pasto al lupo.

Il processo di domesticazione del lupus è stato reso possibile dal fatto che questo canide era ed è un animale sociale, come lo è l’uomo, la cui socialità ha bisogno di esprimersi sotto un fortissimo stimolo filogenetico, quindi la possibilità di socializzare anche con l’uomo ha portato questo predatore carnivoro ad accettare di buon grado, anche il tipo di socialità offertogli dall’uomo primitivo che lo aveva portato all’interno del suo gruppo famigliare o tribale.

Un animale sociale, qualunque esso sia, non soffre l’isolamento, la prigionia, perché gli vengono a mancare gli spazi aperti o la possibilità di girovagare, ma la sua sofferenza è proprio nella mancanza di possibilità di esprimere la propria socialità, intraspecifica, ma come nel caso del cane, anche interspecifica.

La foto, a mio parere è la riprova che quello che veniva una volta codificato come istinti, ma che hanno motivazioni legate ai geni di specie, quale la fame, o la predazione, molte volte assumono un aspetto secondario di fronte a qualcosa che per la specie è ancora più importante, poter socializzare con un altro essere vivente, sia esso preda, cibo o addirittura “nemico”.

Per spiegarmi meglio, voglio antroporfizzare questi due animali, provando a mettermi nella loro mente e seguire un ragionamento, che se non proprio in questi termini “umani”, è stato sicuramente fatto.

 

Il lupo:

 

Valutando la sua situazione, certamente non bella, avrà rilevato che aveva auto la sfortuna di essere catturato e tolto dal suo amato branco, dove non avrà avuto certamente incarichi di grandi responsabilità, era un gregario, ma integrato e rispettato anche nella sua posizione non di “vertice”,

Si accontentava di quello che gli veniva lasciato da quelli gerarchicamente superiori, ma aveva anche lui il suo ruolo all’interno del branco, magari se femmina avrebbe potuto anche occuparsi di aiutare a svezzare i cuccioli della “capi”, di farli giocare, ma anche di impartire ai giovani una buon’educazione e in ogni caso rispetto per gli adulti.

Ogni tanto, in gabbia gli veniva fornito del cibo, per il quale non aveva dovuto fare alcuna fatica, ma dall’altra parte c’è la mancata soddisfazione di aver contribuito, con gli altri del branco, a procurarselo, ogni tanto anche in libertà aveva sentito i morsi della fame, ma era tutt’altra situazione, era insieme con gli altri.

Certo soffro anche la mancanza di libertà, ma anche una libertà senza conspecifici o “surrogati” a cosa serve?

Si sente male, veramente male, ma per la solitudine, per non poter comunicare con altri esseri conspecifici o meno, sente la mancanza anche di essere rimproverato con qualche ringhio, con qualche morsetto d’avvertimento, di poter ricevere e rilanciare un ululato che mi faccia sentire come parte di un gruppo e/o di una specie.

Chissà cosa farebbe per avere qualcuno vicino.

 

L’asino.

Anche lui sta male, chissà quali sofferenze hanno patito prima di essere inserito suo malgrado nella gabbia del lupo, si è sicuramente reso conto di essere alla fine della sua vita, stato che qualsiasi preda prova quando, non solo sente l’odore del predatore, ma addirittura lo vede a pochissimi metri e senza di alcuna via di scampo.

Forse, inizialmente, sarà stato aiutato dalla scarica d’adrenalina, ma una volta finita questa, addio.

Passati i primi momenti di terrore, sicuramente non avrà pensato alle condizioni psicologiche del suo ancestrale nemico, che lo avrebbe risparmiato non perché sazio, o perché non aveva risvegliato la sua programmata predazione, fuggendo davanti a lui.

Forse l’asinello è stato aiutato, epimeleticamente anche dai suoi grandi occhi, che hanno risvegliato nel lupo antichi ricordi di cuccioli.

 

Fatto sta che ora si fanno compagnia, certo il lupo sentirà ancora la mancanza dei suoi simili, l’assenza di libertà di comunicazione, ma probabilmente un po’ meno, l’assenza di socializzazione è la punizione peggiore che un essere vivente possa avere, anche l’asinello ha ottenuto di evitare lo sbranamento, un po’ di compagnia anche se ha dovuto, con non poche difficoltà, assuefarsi ad un atavico nemico predatore, al quale era stato geneticamente programmato a sfuggire.

                

                        


 

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