|
Benvenuto Ospite
|
|
|
RECENTI INSERIMENTI
|
aggiornato a 23 ottobre 2008
CHIEDO SCUSA PER AVER TRALASCIATO DI AGGIORNARE IL SITO PER QUALCHE TEMPO.
DA OGGI RIPRENDERO' LA PUBBLICAZIONE.
GRAZIE PER AVER CONTINUATO A SEGUIRLO CON TANTO INTERESSE..
Claudio D'Ingiullo
Entrate nelle rubriche!
ultimi inserimenti: I Casi: LA SOFFERENZA PSICHICA E' DIVERSA?
Aspetti educativi: I CATTIVI MAESTRI
Per consultarli, scorri questa pagina, oppure accedi direttamente, cliccando sulle rubriche citate sulla sinistra
Potete contattare la Redazione per sottoporre aventuali quesiti e suggerimenti su quanto riportato nel sito!
Scrivete a
|
|
|
"Animali e proprietari felici"
|
AFFILIATO
|
SOCIO SOSTENITORE
|
SOCIO FONDATORE
|
|
Chi è il Consulente Comportamentale:
Un professionista serio e preparato
in grado di collaborare, ciascuno
nel proprio ambito, con il Medico
Veterinario che si occuperà degli aspetti medici e
terapeutici consentendo, di affrontare le anomalie di comportamento dei nostri amici, ma soprattutto, avrà il compito di
diffondere la conoscenza approfondita di questa
scienza che raggruppa etologia, psicologia, pedagogia e zooantropologia.
|
Cosa non è il Comportamentalista:
- Un addestratore o educatore cinofilo
- Un guru
- Un visionario che parla con
gli animali
- Un dispensatore di consigli
raccattati qua e là, o peggio,
attingendo a leggende metropolitane, quindi un "non specialista", o meglio, un falso specialista
|
Il Comportamentalista è:
Un vero amante degli animali, spinto a comprendere ed a farsi capire da essi.
Uno studioso del comportamento
animale, non in laboratorio, ma in
una continua ricerca,, per
una maggiore comprensione delle
loro esigenze, ma soprattutto del loro linguaggio,
e dei diversi modi di esprimessione.
Sempre pronto a mettersi
in discussione, di fronte al continuo evolversi delle scienze comportamentali cognitive.
|
La Zooantropologia nasce come specifica disciplina di analisi:
* dal rapporto di dialogo con il non-umano (interazione relazionale tra uomo ed animale)
* dai contributi referenziali (beneficialità dell'incontro-confronto) che tale rapporto produce.
Già da questa definizione è evidente che la Zooantropologia non è semplicemente lo studio del rapporto uomo-animale perchè ammette due evidenze di novità:
* che tra umano e non-umano ci possa essere un rapporto dialogico, ossia uno scambio di contenuti con reciprocazioni ed affiliazioni;
* che il non-umano possa ricoprire un ruolo referenziale per l'uomo.
La Zooantropologia parte da presupposti teorici assolutamente innovativi rispetto al panorama precedente e di conseguenza sviluppa: a) un campo applicativo (ambiti di attività) e b) una metodologia di lavoro (metodo), non sovrapponibili alle tradizionali aree di lavoro ed agli approcci non relazionali-referenziali, per esempio della zootecnia.
La Zooantropologia, non è pertanto semplicemente un'area tematica o un focus di ricerca interdisciplinare, ma un nuovo modo di concepire:
* l'incontro tra l'essere umano e l'animale non umano
* l'ordine di contributi che l'uomo può ricevere dalla partnership con l'animale.
|
|
|
|
|
| |
| I CATTIVI MAESTRI |
Inserito Mercoledì, 05 Marzo 2008 - 18:01 |
Allo scadere di una settimana dal suo ingresso al canile, scelta effettuata dal proprietario per non ricorrere alla consigliata eutanasia, riporterò sul sito il resoconto degli auspicabili progressi nel recupero del comportamento aggressivo di Fulmine, per il momento porto alla vostra attenzione un estratto della sua scheda d'ingresso
SCHEDA COMPORTAMENTALE DI FULMINE, pastore tedesco maschio di poco più di due anni
Storia remota
Fulmine è stato acquistato da un allevatore a circa tre mesi, all’età di sei – sette mesi è stato condotto presso un centro di addestramento cinofilo, dove è stato “educato”, da subito all’uso del collare con le punte, che gli è stato imposto, non solo per i due mesi di durata del corso, ma anche per molto tempo dopo, avendo, l'istruttore, convinto i proprietari che quello era un ottimo metodo educativo per un cane "dominante".
Da quanto riferito, si è dimostrato da subito un cane molto intelligente e che ha appreso senza difficoltà quanto gli è stato imposto, ma i proprietari non sono mai stati informati correttamente come avere con lui un corretto rapporto, come avrebbero richiesto le sue caratteristiche fenotipiche e la sua futura vita in un nucleo famigliare.
Ha morso una prima volta, al braccio, il proprietario quando questi era intervenuto per interrompere una “lite” con un altro cane maschio, afferrandolo per il collare e strattonandolo. Rimane il dubbio se all’epoca, Fulmine indossasse il collare a punte.
Viene riferito che Fulmine è intollerante, o almeno troppo esuberante verso gli estranei sia umani sia canini, tanto che, in occasioni di visite di amici, era assicurato ad una catena sull'angolo del balcone, ma era poi problematico avvicinarlo, da parte anche degli stessi proprietari, per poterlo liberare.
Accorgimenti particolari nella somministrazione e nell’uso delle risorse erano saltuarie ed a volte illogiche e non solo per la psicologia canina.
Storia recente
Martedì, Fulmine che vive in casa e dorme accanto al letto del proprietario, è stato inavvertitamente calpestato, mentre questi scendeva dal letto.
Veniva morsicato in più punti, tuttavia ricevendo danni abbastanza limitati (prognosi del pronto soccorso ospedaliero: sei giorni).
Consigliata l’eutanasia, il proprietario si rivolgeva al canile per la cessione del cane scaricando quindi il "suo" problema ad altri, non pensando neanche lontanamente ad un suo possibile recupero comportamentale.
Lo stesso pomeriggio, il cane veniva condotto in canile da parte di tutti i vari membri della famiglia e lasciato, tra un pianto generalizzato, ma senza ripensamenti.
Solo la mattina seguente mi sono accorto, avvicinandomi al box di Fulmine per cercare di interagire con lui ed accolto “in malo modo”, che aveva indosso il famigerato collare, ormai occultato dal pelo e molto stretto intorno al collo.
Chiamati i proprietari per i necessarti chiarimenti, al pomeriggio, abbiamo rimosso il collare e costatato che il cane nel corridoio dei box, dopo aver a lungo annusato, iniziava a urinare con estrema difficoltà, operazione che si è protratta per alcuni minuti, con evidente sofferenza durante la minzione.
I proprietari debitamente interpellati a riguardo, hanno confermato che già da qualche tempo, Fulmine chiedeva di uscire all’esterno più spesso per urinare.
OSSERVAZIONI:
E' fin troppo facile, a questo punto, senza discostarsi molto dalla realtà, che non solo l'episodio o gli episodi aggressivi sono riferibili, al dolore o anche alla sola irritazione causata dal collare ed ad una carente definizione dei ruoli, situazione precipitata, probabilmente anche a causa di uno stato doloroso dovuto a pregressi problemi dell'apparatoto genito-urinario.
Quest'ultimo aspetto sarà opportunamente affrontato con il veterinario di fiducia, mentre, da subito, inizieremo ad occuparci di Fulmine per il suo recupero comportamentale.
Nella prima foto, vediamo Fulmine nella bellezza della sua tipicità e della sua età
Nella seconda il collare che accompagnava la sua vita da qualche tempo
Nella terza un ingrandimento della precedente
Nella quarta, dulcis in fundo, il collare a punte, consigliato dall'addestratore fin da quando Fulmine aveva tre mesi.
FOLLOW UP al 23 ottobre
Fulmine è stato felicemente adottato, già da qualche mese, in pochissimi giorni, non solo si è adattato ai nuovi proprietari, ma anche al nuovo ambiente, tanto di essere lasciato in libertà negli ampi spazi vicino all'abitazione, tuttavia, sempre sotto controllo e nelle vicinanza del suo proprietario.
Si è dimostrato il cane eccezionale che avevo avuto modo di conoscere durante il suo recupero comportamentale.
Elimininati gli stimoli dolorosi ed irritativi, si è riusciti a farne "un altro cane"
|
1 Commento  |
 |
|
 |
|
| |
| LA SOFFERENZA PSICHICA E' DIVERSA? |
Inserito Venerdì, 29 Febbraio 2008 - 18:58 |
sta solo soffrendo fisicamente?
In questi ultimi giorni, due distinte occasioni, mi hanno portato a riconsiderare, non solo la mia azione, ma addirittura quella che è ultimamente è una filosofia di vita.
La prima, mettendo in discussione i metodi di recupero comportamentale che comportano situazioni limite che prevedono ad esempio, l’isolamento dell’animale dal suo ambiente, ossia la vita stessa del canile, considerando tale pratica un’inutile sofferenza nei confronti del soggetto, non teneva per nulla in considerazione che, molto probabilmente, quel cane sarebbe rimasto nelle medesime condizioni per tutta la sua vita se non si fosse intervenuti per migliorarne gli aspetti più importanti, che con tutta evidenza, mostravano i segni di una sofferenza psichica, ad esempio stereotipie, ansia da paura, quando non addirittura di fobie.
L’antropomorfizzazione tuttavia non finiva lì, la critica si estendeva anche all’uso dei farmaci per la cura di gravi problemi, quali ad esempio aggressività ed appunto, le fobie, ritenendone l’uso un sistema per porre in una sorta di limbo mentale il soggetto, obbligandolo farmacologicamente a “non nuocere” e a “sopportare”.
Le spiegazioni, in questo caso, non servono, ma solo perché sono in ogni caso rifiutate d’acchito.
La verità, penso, e che tale concezione molto “umana”, sia talmente profonda, che è quasi impossibile da rimuovere e ci si lascia, convinti ciascuno delle proprie idee.
Se si comprendesse che l’utilizzo di molecole farmacologiche, se utilizzate correttamente, non hanno certo l’intenzione di estraniare il soggetto, ma rendere più attivo nell’assorbire in modo migliore e proficuo, le tecniche di controcondizionamento o lo stesso le tecniche utilizzate per il raggiungimento del fine ultimo, far superare al soggetto, quelle problematiche che si sono presentate in un certo momento della loro vita.
La cosa più indisponente è che queste persone giustificano, addirittura usano tali farmaci per attenuare le loro piccole, grandi ansie, le difficoltà nel prendere sonno, l’importante è il miglioramento del loro senso di benessere, utilizzando il farmaco non come un ausilio temporaneo per il superamento di un momento, ma come uno stordimento necessario per “vivere”.
Certo, queste discussioni non sono piacevoli, almeno fino a quando non assumeranno la forma di un dialogo, aprendo la mente e non erigendo barriere preconcette.
Il professor Severino Andreolli, noto psichiatra, intervistato la scora sera sullo spaventoso caso dei fratellini di Gravina di Puglia, ha cercato di porre l’attenzione sulla sofferenza psichica che ha preceduto l’atroce morte dei due piccoli, differenziandola dalla sofferenza fisica, da tutti accettata e compatita, ma ponendola in ugual misura, sullo stesso atroce piano.
Fratture, ferite, freddo, fame, non solamente equiparate alla sofferenza dell’essere consapevoli d’essere soli, la paura del buio e della solitudine, dall’ansia atroce per la riconquista della libertà, per la fuga da quel posto orribile, sconosciuto, ma messe insieme, senza graduatorie, senza esclusive.
Certo, da parte mia, potrebbe essere un abuso aver portato quest’esempio, ma è solo per riportare quella che è la sofferenza psichica ad essere adeguatamente presa in considerazione.
Se ci occupiamo di animali non possiamo ignorare la sofferenza psichica, solo perché personalmente non riusciamo a caratterizzarla o misurarla, o addirittura, non riusciamo neanche a descrivere adeguatamente.
Non voglio equiparare la sofferenza psichica umana con quella degli altri animali, ma molte volte è impossibile ignorare che sono troppe le similitudini, se la sofferenza è la risposta ad uno stimolo negativo al mantenimento del benessere, sarebbe troppo presuntuoso pensare che l’animale non soffra o soffra meno, quando il suo benessere psicologico dovesse ricevere un insulto dall’ambiente in cui si trova a vivere.
Invito tutti a riconsiderare questo tipo di sofferenza, che solo chi, sfortunatamente, ha avuto modo di provare, oppure si è trovato vicino a qualcuno colpito da questa, comprende, rendendosi conto che alleviarla è un dovere per chiunque si occupi degli esseri senzienti.
|
1 Commento  |
 |
|
 |
|
| |
| NATA LIBERA |
Inserito Giovedì, 28 Febbraio 2008 - 17:58 |
SCHEDA COMPORTAMENTALE DI LIBERA, meticcio femmina di poco più di un anno, probabile incrocio tra un pastore ed un molossoide, taglia grande.
Storia remota
Le prime notizie su Libera risalgono all’estate scorsa, quando sono stato contattato dal camping sito in località Sega di Ala e dalla Stazione Forestale di Ala, per provvedere alla sua cattura e trasferimento al canile.
Si era insediata nelle vicinanze del camping e conviveva con due cavalli, dividendo l’ospitalità all’interno di una bella stalla, era alimentata dai proprietari della struttura, ma anche da questi non era avvicinabile.
Durante il mio primo sopralluogo in luglio, la simpatica bestiolona, si fece ammirare solo da lontano ed era impensabile poter utilizzare la cerbottana spara siringhe, la distanza minima di avvicinamento era una ventina di metri circa.
I problemi lamentati dai gestori era che, durante la notte, Libera, faceva razzia di scarpe che i campeggiatori mettevano fuori della tenda, mentre la Forestale, temeva per i selvatici che popolano la zona.
Vista l’impossibilità a catturarla, ho solo potuto consigliare, cosa fatta di buon grado, di continuare ad alimentarla e di tenere le scarpe lontano dalla sua portata.
All’inizio dell’inverno, Libera ha addirittura partorito, all’interno della stalla ben nove cuccioli, tutti collocati dal gestore del campeggio.
Storia recente
Qualche giorno fa, la Forestale ed il gestore hanno nuovamente insistito sulla sua cattura con il Servizio Veterinario che, dopo avermi consultato, ha fatto intervenire un guardacaccia esperto, con un fucile spara siringhe.
Lunedì, Libera è stata finalmente catturata, è arrivato al canile sotto narcotico ed è stata messa nel box “antifuga”, in quanto erano prevedibili tentativi in tal senso.
Ho iniziato la mia interazione con lei non appena smaltita la dose di narcotici.
Protocollo
Ho installato una sedia all’interno del box, dove mi sono installato per qualche ora, ciò al fine di acquisire la sua benevola tolleranza, non ha dimostrato alcun cenno di aggressività, tantomeno di ansia generalizzata, quello che le è necessario è mantenere una certa distanza di fuga e di contatto.
Ho ripetuto più volte la ricerca di interazione, riuscendo solo a valutare la sua assoluta mancanza di aggressività nei confronti dei conspecifici.
Ho provato con le femmine e con i cuccioli (presenti in canile), che ha accettato di buon grado, anzi, nonostante lo spazio minimo, ha abbozzato numerosi inviti al gioco nei loro confronti.
Non ho potuto verificarlo da vicino, ma Libera sembra in calore, dimostrando, attraverso la recinzione una grande attenzione per i maschi e spostando la coda lateralmente in un inequivocabile invito.
Obiettivo centrale del protocollo, almeno inizialmente è quello di farle acquisire la massima tranquillità alla presenza di persone, per poi procedere oltre nel recupero comportamentale, perciò è necessario che gli operatori procedano in tal senso, evitando qualsiasi forzatura.
Al momento, ma credo solo temporaneamente, non è sensibile ai “premi”, ma avendo rifiutato il pasto, si tratterà sicuramente di un fatto temporaneo (speriamo).
FOLLOW UP AL 23 OTTOBRE
Libera, con un assiduo lavoro sui suoi notevoli problemi, con la vicinanza di Luna (vedi) e di Diana, simpaticissima, vecchia setter che non presenta assolutamente alcun problema di comportamento sociale, ha raggiunto un livello di "socievolezza" con gli umani, a dir poco, miracoloso, ora si lascia avvicinare, prende con piacere leccornie e riesce anche a farsi accarezzare, ma sempre di sfuggita, permane ancora un forte timore dei contatti tattili.
Gioca con piacere con le sue amiche di box, anche se tende un po' a prevaricarle, ma sempre in modo "caninamente" accettabile.
Non so se Liberà riuscirà a raggiungere un livello tale di recupero comportamentale da poter essere adottata, ma i progressi, anche se molto lenti, si notano ancora.
L'importante è che ora stia bene in canile e riesca a sopportare senza tanto stress la vita in cattività
|
Scrivi un commento  |
 |
|
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|